3 volte l'EBITDA: siamo sicuri che basti per valutare il debito di un'azienda?

Per molti anni si è sentita ripetere una frase che nel mondo aziendale è diventata quasi una regola:

"Questa azienda può sostenere tranquillamente un debito pari a 3 o 4 volte l'EBITDA."

Si tratta di un'affermazione che ha sicuramente una sua logica, ma oggi merita qualche riflessione in più. Negli ultimi anni il contesto economico è cambiato profondamente. I tassi di interesse sono aumentati, il costo del denaro è cresciuto e la gestione della liquidità è diventata sempre più importante.

Per questo motivo, limitarsi a guardare il rapporto tra debiti finanziari ed EBITDA potrebbe non essere più sufficiente per comprendere il reale equilibrio finanziario di un'impresa.

Che cos'è l'EBITDA?

Senza entrare in definizioni troppo tecniche, possiamo considerare l'EBITDA come una misura della capacità dell'azienda di generare reddito attraverso la propria attività caratteristica.

È certamente un indicatore utile, ma non rappresenta la liquidità disponibile sul conto corrente.

Ed è proprio qui che nasce il primo equivoco.

Due aziende possono avere lo stesso rapporto debito/EBITDA ma rischi molto diversi

Immaginiamo due aziende con:

  • Debiti finanziari: 1.500.000 €
  • EBITDA: 500.000 €

Entrambe presentano un rapporto Debiti/EBITDA pari a 3.

A prima vista sembrano identiche.

Ma supponiamo che:

  • la prima paghi interessi al 2%;
  • la seconda paghi interessi all'7%.

La situazione cambia radicalmente.

La prima sostiene un costo finanziario contenuto.

La seconda deve destinare una parte molto più importante dei propri risultati al pagamento degli interessi.

Il rapporto Debiti/EBITDA è identico, ma il rischio finanziario non lo è affatto.

Il vero problema: l'EBITDA non sempre diventa cassa

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la capacità dell'azienda di trasformare i risultati economici in liquidità.

Molti imprenditori pensano:

"Se produco 500.000 euro di EBITDA, allora ho 500.000 euro disponibili per pagare debiti e investimenti."

Purtroppo non funziona sempre così.

Durante l'anno l'azienda può:

  • investire in nuovi macchinari;
  • aumentare il magazzino;
  • concedere tempi di pagamento più lunghi ai clienti;
  • sostenere spese straordinarie;
  • pagare imposte e rate di finanziamenti.

Di conseguenza una parte importante dell'EBITDA potrebbe non trasformarsi immediatamente in liquidità.

Ecco perché due aziende con lo stesso EBITDA possono avere disponibilità finanziarie molto diverse.

Le domande che ogni imprenditore dovrebbe porsi

Quando si parla di sostenibilità del debito, forse le domande più importanti non sono:

"Quanti giri di EBITDA ha la mia azienda?"

Ma piuttosto:

  • Quanto mi costa realmente il debito?
  • Quanta liquidità riesco a generare ogni anno?
  • I risultati economici sono sufficienti a sostenere gli interessi?
  • Come evolverà il mio indebitamento nei prossimi anni?

Sono queste le domande che permettono di capire se l'equilibrio finanziario dell'impresa è davvero solido.

Il ruolo del controllo di gestione

Il controllo di gestione non serve soltanto a monitorare ricavi, costi e margini.

Serve anche a comprendere in anticipo se l'azienda sarà in grado di sostenere i propri impegni finanziari.

Attraverso:

  • analisi economica;
  • analisi patrimoniale;
  • budget;
  • pianificazione finanziaria;
  • monitoraggio periodico della liquidità;

è possibile valutare non solo quanto l'azienda guadagna, ma soprattutto quanta cassa genera realmente e se il livello di indebitamento è compatibile con gli obiettivi futuri.

Conclusioni

Il rapporto tra debito ed EBITDA rimane un indicatore importante, ma non dovrebbe essere l'unico elemento di valutazione.

Oggi più che mai è necessario affiancarlo ad un'analisi della liquidità, del costo del denaro e della capacità dell'azienda di trasformare i risultati economici in cassa. Perché due aziende con lo stesso livello di indebitamento possono trovarsi in situazioni molto diverse. E comprendere questa differenza significa prendere decisioni più consapevoli e costruire un futuro aziendale più solido.

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