Dove finisce la liquidità generata dall'azienda? L'analisi delle fonti e degli utilizzi aiuta a comprenderlo
Quando un imprenditore osserva il bilancio, l'attenzione si concentra quasi sempre sul conto economico.
L'utile è aumentato? Il fatturato è cresciuto? I margini sono migliorati?
Sono domande importanti, ma non sempre spiegano perché, a fine anno, la liquidità disponibile sul conto corrente non sia aumentata nella stessa misura o, in alcuni casi, si sia addirittura ridotta.
Per comprenderne le ragioni è necessario affiancare all'analisi del conto economico quella dello Stato Patrimoniale, confrontando due esercizi consecutivi.
Nasce così quella che viene definita analisi delle fonti e degli utilizzi, uno degli strumenti più efficaci del controllo di gestione per capire da dove provengono le risorse finanziarie generate dall'azienda e come sono state impiegate.
Le fonti: da dove arrivano le risorse finanziarie?
La prima domanda da porsi è molto semplice:
Quali risorse finanziarie ha prodotto l'azienda durante l'anno?
Le principali fonti a medio e lungo termine possono essere rappresentate da:
- gli utili trattenuti in azienda;
- gli aumenti di capitale o altre variazioni del patrimonio netto;
- i nuovi finanziamenti a medio e lungo termine;
- la capacità di autofinanziamento generata dalla gestione.
Su quest'ultimo punto è utile una precisazione.
Spesso si afferma che gli ammortamenti "generano liquidità". In realtà non è tecnicamente corretto.
L'ammortamento rappresenta infatti un costo economico che non comporta un'uscita di cassa nell'esercizio. Proprio per questo motivo, quando l'attività operativa genera risultati positivi, contribuisce alla capacità dell'impresa di autofinanziarsi, mettendo a disposizione risorse finanziarie che possono essere destinate agli investimenti o al rimborso dei debiti.
Comprendere le fonti significa quindi capire quali risorse sono realmente disponibili per sostenere lo sviluppo dell'azienda e/o affrontare gli impegni finanziari in essere.
Gli utilizzi: dove sono state impiegate queste risorse?
Una volta individuate le fonti, il passo successivo consiste nel comprendere come sono state utilizzate.
Le risorse finanziarie generate dall'azienda dovrebbero essere impiegate, in primo luogo, per finanziare gli investimenti destinati a produrre benefici nel medio e lungo periodo.
Tra i principali utilizzi troviamo:
- immobili;
- impianti;
- macchinari;
- attrezzature;
- software;
- altre immobilizzazioni.
Questi investimenti rappresentano il patrimonio produttivo dell'impresa e costituiscono la base sulla quale si svilupperà l'attività futura.
Un'attenzione particolare merita anche il magazzino.
Pur essendo classificato contabilmente tra le attività correnti, dal punto di vista gestionale rappresenta spesso una quota significativa di capitale investito. Un suo incremento può derivare da una scelta strategica oppure evidenziare un eccesso di scorte o una riduzione della rotazione dei prodotti.
Per questo motivo ritengo utile analizzarlo separatamente rispetto al resto del capitale circolante.
Dopo le fonti e gli utilizzi: l'analisi dell'equilibrio finanziario
Una volta compreso come le risorse sono state generate e dove sono state impiegate, nel lungo periodo è necessario verificare se la gestione corrente mantiene un corretto equilibrio finanziario.
È qui che entra in gioco l'analisi del Capitale Circolante Netto e del Ciclo Monetario.
L'obiettivo è comprendere se la gestione operativa assorbe o genera liquidità e se il capitale investito nell'attività quotidiana è coerente con la struttura finanziaria dell'impresa.
In questa fase diventano fondamentali l'analisi delle principali attività e passività correnti:
- disponibilità liquide;
- crediti verso clienti;
- debiti verso fornitori;
- crediti tributari;
- debiti tributari;
- altri crediti e debiti operativi.
L'evoluzione di queste voci racconta molto della gestione aziendale. Ad esempio:
Un incremento dei crediti verso clienti potrebbe derivare da una crescita del fatturato, ma anche da tempi di incasso più lunghi.
Un aumento dei debiti verso fornitori potrebbe invece rappresentare una diversa politica di pagamento o la necessità di finanziare la gestione corrente.
Anche le variazioni nei crediti e debiti tributari possono fornire informazioni preziose sull'evoluzione della gestione.
I numeri, tuttavia, non bastano: è la loro interpretazione che consente di individuare le reali cause degli scostamenti.
Capitale Circolante Netto, Margine di Tesoreria e Indice di Liquidità Primaria
Per comprendere se l'azienda mantiene un corretto equilibrio finanziario nel breve periodo è utile analizzare alcuni indicatori tra loro complementari.
Il primo è l’evoluzione del Capitale Circolante Netto (CCN), dato dalla differenza tra le attività correnti e le passività correnti.
Questo indicatore evidenzia quante risorse della gestione corrente risultano finanziate con fonti stabili e rappresenta una prima misura dell'equilibrio finanziario aziendale.
Accanto al CCN è opportuno analizzare anche il Margine di Tesoreria, ottenuto confrontando le liquidità immediate e differite (disponibilità liquide e crediti a breve termine) con le passività correnti, escludendo il valore del magazzino.
Questa impostazione consente di valutare la capacità dell'azienda di far fronte agli impegni di breve periodo utilizzando esclusivamente le risorse più rapidamente trasformabili in liquidità.
Per completare l'analisi è utile affiancare anche l'Indice di Liquidità Primaria (Quick Ratio), calcolato come rapporto tra:
(Liquidità immediate + Liquidità differite) / Passività correnti
Un valore prossimo a 1 rappresenta generalmente una situazione di equilibrio finanziario nel breve periodo.
Valori sensibilmente inferiori possono evidenziare una possibile tensione di liquidità, mentre valori molto superiori possono indicare un eccesso di risorse liquide o crediti che meritano comunque un approfondimento gestionale.
L'utilizzo congiunto del Capitale Circolante Netto, del Margine di Tesoreria, dell'Indice di Liquidità Primaria e del Ciclo Monetario consente di ottenere una visione completa dell'equilibrio finanziario aziendale.
Dall'analisi alle decisioni
L'analisi delle fonti e degli utilizzi non rappresenta un semplice esercizio contabile.
È uno strumento di gestione che permette di comprendere:
- se gli investimenti sono stati finanziati con fonti coerenti;
- se il capitale circolante sta assorbendo eccessiva liquidità;
- se la crescita dell'azienda è sostenibile dal punto di vista finanziario;
- come si è evoluta la struttura patrimoniale nel tempo.
In altre parole, permette di rispondere a una delle domande più importanti per ogni imprenditore:
"Dove sono finite le risorse finanziarie generate dall'azienda?"
Conoscere questa risposta e soprattutto conoscere la sua dinamica significa poter programmare con maggiore consapevolezza gli investimenti futuri, valutare il fabbisogno finanziario e prendere decisioni più efficaci.
Conclusione
Il conto economico misura la capacità dell'azienda di produrre reddito.
Lo Stato Patrimoniale racconta come quel reddito si sia trasformato nel patrimonio aziendale e dove siano state impiegate le risorse finanziarie generate dalla gestione.
Analizzare le fonti, comprenderne gli utilizzi e verificare l'equilibrio attraverso il Capitale Circolante Netto, il Margine di Tesoreria, l'Indice di Liquidità Primaria e il Ciclo Monetario significa trasformare il bilancio in uno strumento di pianificazione e di supporto alle decisioni.
Se desideri approfondire l'analisi delle fonti e degli utilizzi della tua azienda, comprendere come si è evoluta la struttura patrimoniale e individuare dove vengono assorbite le risorse finanziarie, sarò lieto di confrontarmi con te e analizzare insieme i numeri della tua impresa.
